Macuahuitl, la “spada” azteca

armi di pietra

Prima del rame, del bronzo, del ferro e dell’acciaio, cosa usavano i nostri antenati come arma di offesa? Principalmente legno e pietra. Ma la natura di questi due materiali (il primo relativamente debole rispetto ai metalli, il secondo più fragile) non deve trarre in inganno: pietra e legno, combinati sapientemente, hanno consentito di creare una delle armi bianche più devastanti della storia: il macuahuitl.

Armi sofisticate contro tecnologia primitiva

Quando gli Spagnoli giunsero in Messico, si trovarono di fronte i temibili guerrieri aztechi armati di strumenti che impallidivano in quanto a tecnologia e resistenza di fronte alle armi europee: archi relativamente primitivi contro corazze in grado di respingere colpi di balestra, nessuna protezione contro armi da fuoco che falciavano il nemico ancor prima che potesse avvicinarsi, e una strategia militare quasi inesistente contro una tecnicamente impeccabile supportata da secoli e secoli di guerre europee.

Ciò che gli Spagnoli non realizzarono immediatamente è che le corazze tecnologicamente avanzate, le armi da fuoco e la ultracentenaria esperienza bellica non erano elementi sufficienti a vincere facilmente una guerra come quella condotta contro gli Aztechi. I conquistadores rimasero particolarmente colpiti da un’arma, il macuahuitl, un bastone di legno rivestito sui bordi da schegge di ossidiana, apparentemente capace di decapitare un cavallo.

Gli Aztechi avevano sviluppato, nel corso della loro storia, una particolare abilità nella lavorazione del legno e della pietra lavica. Questa loro capacità consentì, tra le altre cose, la nascita dell’ atlatl, un’arma da getto realizzata anche in altre regioni del mondo, e una serie di lame in ossidiana incredibilmente decorate e taglienti.

Una clava di legno e ossidiana

La pietra lavica, tuttavia, non è il materiale più adatto alla creazione di lame lunghe più di 15-20 centimetri: superata una certa lunghezza il rischio di frattura è troppo elevato per poter considerare affidabile e durevole una lama di ossidiana.

Ma il combattimento corpo a corpo non è fatto soltanto di armi corte: più la nostra arma colpisce con potenza, più i danni causati saranno ingenti. Per aumentare la potenza inferta dal colpo di un’arma da taglio o contundente ci sono essenzialmente due metodi: aumentarne il peso o incrementare il suo raggio d’azione, in modo tale che la parte terminale dell’arma acquisisca maggiore velocità durante i tipici movimenti circolari di una spada, un’ ascia da battaglia o una mazza.

Macuahuitl pietra

Gli Aztechi ovviarono al problema della fragilità dell’ossidiana e della lunghezza delle loro armi da combattimento ravvicinato mescolando legno e pietra. Il macuahuitl era essenzialmente un bastone di legno di quercia lungo dai 50 ai 100 centimetri e dalla vaga forma a remo; sui bordi dell’estremità più larga dell’arma venivano innestate schegge di pietra taglienti come rasoi.

Ogni scheggia era larga da 2 a 5 centimetri e veniva incastrata nel corpo in legno dell’arma utilizzando anche una miscela adesiva probabilmente ricavata dalla resina di conifere o dal lattice di alcuni alberi (come quello dell’ albero della gomma). Una scheggia di ossidiana non è altro che materiale roccioso vetrificato, un vero e proprio vetro naturale del tutto somigliante a quello prodotto artificialmente e capace di formare superfici affilatissime se lavorato con la tecnica più adatta.

Riproduzioni moderne del macuahuitl

Quanto era efficace il macuahuitl? Secondo Bernal Díaz del Castillo, al seguito di Hernán Cortés, quest’arma poteva facilmente decapitare un uomo, arrivando addirittura a tagliare la testa di un cavallo con un solo, potente colpo dall’alto.

Per la trasmissione Deadliest Warrior di SpikeTV, la produzione ha ricreato un macuahuitl per utilizzarlo contro la replica della testa di un cavallo dotata di scheletro e ricoperta da gel balistico. Éder Saúl López, che manovrava l’arma, è stato in grado di decapitare il bersaglio utilizzando tre colpi; non esattamente il singolo fendente dei resoconti spagnoli, ma un risultato ugualmente impressionante.

L’esperimento ha anche dimostrato che il macuahuitl aumenta la sua potenza se, dopo aver raggiunto il limite di penetrazione dell’arma, lo si recupera con violenza come se fosse una sega, lacerando qualunque tessuto incontrato dalle lame. Ma una società che apprezzava la schiavitù come quella azteca preferiva catturare vivo il nemico  un movimento di questo tipo avrebbe causato danni troppo ingenti da consentire la sopravvivenza di un potenziale schiavo.

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Nonostante l’utilizzo di materiali primitivi, il macuahuitl era un’arma temibile in battaglia, ma fu anche una delle ragioni fondamentali delle ripetute sconfitte militari azteche. Un’arma del genere prevede movimenti ampi e circolari, quindi molto spazio tra un soldato e l’altro; i guerrieri aztechi avanzavano in modo disordinato menando fendenti verso qualunque cosa si muovesse, mentre i conquistadores, abituati alla disciplina e a mantenere fila serrate, combattevano compatti difendendo e attaccando come una singola unità.

Le lame di ossidiana, inoltre, tendevano a staccarsi dal corpo in legno per incastrarsi nei tessuti della vittima, o a frantumarsi quando incontravano materiale osseo o l’acciaio delle corazze. Il macuahuitl perdeva velocemente la sua efficacia come arma da taglio dopo qualche dozzina di fendenti, lasciando nelle mani del guerriero soltanto una lunga e pesante mazza minimamente competitiva nei confronti della tecnologia bellica spagnola del tempo.

Infine, il macuahuitl fu ideato da una società profondamente schiavista che vedeva nei prigionieri non solo un bene di lusso ma una vera e propria offerta alle divinità. Tornare in città in compagnia di una folta schiera di prigionieri (prelevati da città o villaggi rivali) era considerato segno di distinzione per un guerrieri azteco; era importante quindi evitare di uccidere, se possibile, il maggior numero di potenziali schiavi per farsi un nome.

Il macuahuitl era perfetto per lo scopo: le corte lame di ossidiana infliggevano colpi debilitanti ma raramente fatali nel breve periodo (la casta guerriera veniva addestrata fin dalla giovane età a colpire per dislocare o ferire); il bastone a remo era un’arma contundente incredibilmente efficace per stordine un nemico privo di protezioni e militarmente inferiore, perfetta per un agguato di breve durata e tatticamente disorganizzato.

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Nonostante i suoi evidenti limiti, il macuahuitl è un’arma unica nel suo genere che ha consentito ai guerrieri aztechi di avere il predominio sul Messico per almeno un secolo. Era un’arma destinata a guerrieri dalla grande forza fisica e realizzata da artigiani che padroneggiavano le tecniche di lavorazione del legno e della pietra come pochi altri nel mondo.

Ad oggi non esiste alcun esemplare di macuahuitl risalente al periodo pre-conquista: l’ultimo macuahuitl sopravvissuto agli Spagnoli fu distrutto dall’incendio all’ Armeria Real di Madrid nel 1884.

Macuahuitl

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