Il salice

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Il salice è un albero diffuso in tutte le regioni fredde e temperate dell’emisfero settentrionale e noto fin dall’antichità per i suoi molteplici utilizzi. Il salice, per esempio, produce vimine, un materiale impiegato da millenni per la costruzione di oggetti di uso quotidiano come cesti, scope o sedie. Al mondo esistono oltre 400 specie racchiuse nel genere Salix; quasi tutte tendono a crescere in terreni umidi e proprio per questa ragione sono spesso piantati lungo i margini dei canali per evitarne la corrosione ad opera del flusso d’acqua.

Ma ciò che rese il salice fondamentale per la sopravvivenza dei nostri antenati sono le sue proprietà medicinali: la corteccia di questo albero è infatti ricca di acido salicilico, un composto noto come blando antidolorifico e un buon antinfiammatorio, sotto forma di salicina.

Le prime tracce di utilizzo del salice come medicinale risalgono all’antico Egitto, ma ne viene menzionato l’uso anche in Assiria. Il greco Ippocrate ne descrisse le proprietà medicinali circa 400 anni prima di Cristo e i nativi americani lo utilizzavano frequentemente in molti rimedi tradizionali. Fu solo nel 1828 che Henri Leroux, un farmacista francese, e Raffele Piria, un chimico italiano, riuscirono a sintetizzare l’acido salicilico sotto forma di cristalli, il precursore del farmaco oggi noto come aspirina (acido acetilsalicilico, una versione modificata dell’acido originale creata per diminuire gli affetti digestivi negativi).

Corteccia di salice
Corteccia di salice

Non tutti i salici accumulano sufficiente salicina in quantità tali da risultare terapeutiche: i salici più giovani ne contengono quantità minuscole e la concentrazione di salicina tende a variare fortemente da individuo a individuo.

I ricercatori che hanno studiato approfonditamente la salicina ritengono che il solo effetto dell’acido salicilico non giustifichi tutte le proprietà medicinali di questa sostanza contenuta nella linfa dei salici. E’ possibile che gli effetti dell’acido salicilico siano amplificati dalla presenza di flavonoidi e polifenoli dotati di proprietà antiossidanti e antisettiche: alcuni studi dimostrerebbero come la corteccia di salice sia più efficace dell’aspirina per combattere il dolore e infiammazioni, anche a dosi molto minori rispetto al farmaco.

Come moltissime sostanze naturali, la salicina può avere anche effetti collaterali, che generalmente tendono ad essere di lieve entità. Occorre tuttavia considerare che la corteccia di salice altro non è che una forma “impura” di aspirina e può potenzialmente provocare ulcere, nausea, vomito, sanguinamento dello stomaco e problemi renali nel caso di reazioni avverse (per condizioni pre-esistenti o altre ragioni) o allergiche. E’ inoltre sconsigliata la somministrazione ai minori di 16-18 anni in quanto potrebbe causare, come per l’aspirina, l’insorgenza di una malattia rara ma potenzialmente fatale chiamata Sindrome di Reye. CONSULTATE UN MEDICO E LA LETTERATURA SCIENTIFICA APPROPRIATA prima di utilizzare qualunque sostanza naturale.

Parliamo di dosaggi. Forse attraverso una serie di tentativi spesso fallimentari, i nostri antenati giunsero alla conclusione (dimostrata millenni dopo dalla scienza) che 2-3 grammi di corteccia secca sono la dose giornaliera appropriata per contenere gli effetti negativi nella maggior parte dei casi e trarre beneficio dalle proprietà medicinali della salicina. Questo dosaggio corrisponde a circa 60-120 mg di salicina, sufficiente ad ottenere gli stessi effetti di un’aspirina.

I nostri antenati utilizzavano la corteccia di salice preparandola in questo modo:

  1. Identificare un salice adulto. Salice nero e bianco sono ideali per la loro corteccia ricca di salicina;
  2. Incidere un rettangolo nella corteccia avendo cura di non andare troppo in profondità per non danneggiare eccessivamente l’albero, ma di estrarre anche la polpa bianca dietro alla scorza superficiale;
  3. Eliminate eventuali pezzi di polpa dal colore rosato, contengono quantità irrisorie di salicina.
  4. I frammenti di corteccia vengono fatti bollire per una ventina di minuti in acqua, fino ad ottenere un colore rossastro;
  5. Filtrare dai residui solidi il liquido ottenuto, e se possibile strizzare i residui in un filtro per spremere ogni goccia di liquido rimasto.

L’utilizzo medicinale del salice non deve distrarre dai molteplici campi applicativi del vimine e del suo legno. Una delle prime trappole da pesca della storia, dell’età di oltre 10.300 anni, è stata realizzata con sottili rami di salice; il vimine era il materiale preferito per costruire contenitori e cesti, recinzioni, oggetti di uso comune come scope e sedie, capanne e il “coracle” gallese, una piccola imbarcazione fluviale generalmente circolare il cui telaio era composto da una rete di rami di salice rivestiti da pelle animale.

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