L’esca per il fuoco

esca per il fuoco

Con “esca” si definisce un materiale in grado di accogliere e alimentare facilmente una brace ottenuta tramite qualunque tecnica di creazione del fuoco. L’esca è un elemento che riveste un’importanza cruciale per avere successo: il tizzone che la accenderà si trova in una fase molto delicata in cui tutto, da una goccia di sudore ad un piccolo gesto inconsapevole, può comprometterne l’esistenza.Con “esca” si definisce un materiale in grado di accogliere e alimentare facilmente una brace ottenuta tramite qualunque tecnica di creazione del fuoco. L’esca è un elemento che riveste un’importanza cruciale per avere successo: il tizzone che la accenderà si trova in una fase molto delicata in cui tutto, da una goccia di sudore ad un piccolo gesto inconsapevole, può comprometterne l’esistenza.

Per un’esca perfetta è fondamentale conoscere il materiale che si sta utilizzando e la sua capacità di prendere fuoco a determinate temperature. Lo scopo dell’esca, infatti, è quello di alimentare un tizzone fino al punto di trasformarlo in fiamma viva una volta raggiunta una determinata temperatura.

Qui sotto un breve elenco di riferimento per alcuni materiali utilizzabili come esca e le rispettive temperature di accensione (in condizioni ideali):

  • Legno 300-482°C (dipendentemente dalla durezza e resinosità del legno)
  • Carbone 349°C
  • Carta 218-246°C
  • Tessuto carbonizzato 340-450°C

La lista di potenziali candidati per un’esca è sostanzialmente popolata da qualunque materiale con un minimo contenuto di umidità, dotato di fibre sottili e un’ampia superficie di contatto: erba secca, aghi di pino, cotone e altre sottili fibre vegetali, carta o addirittura alcune specie di fungo che tendono a crescere sulle betulle.

Come per qualunque reazione esotermica, ad una maggiore area di contatto esposta dal combustibile corrisponde una combustione più efficiente. Fibre sottili e non troppo compatte, ad esempio, alimenteranno la fase iniziale della combustione (a bassa temperatura) molto più facilmente rispetto ad un ramo secco intero, per due ragioni:

  • Le fibre non sono disposte in una struttura solida, compatta e “bidimensionale” come la superficie di un pezzo di legno, ma formano un nido, una nuvola di fibre che aumenta l’area di contatto col tizzone ardente da ogni lato;
  • Le fibre lasciano passare aria, in particolare ossigeno, il comburente necessario alla reazione che darà vita al nostro fuoco. Un maggiore afflusso di comburente aumenta l’efficienza della reazione e facilita la crescita del nostro tizzone in una fiamma piccola ma vivace, il primo fondamentale passo per l’accensione di un fuoco stabile.

Una questione aperta ormai da secoli riguarda il miglior materiale per costruire un’esca. La risposta non è una sola ed è strettamente connessa all’ambiente in cui il fuoco viene generato e manipolato e alla disponibilità di materiali adatti. La temperatura di accensione in condizioni ideali, infatti, non deve essere letta come una classifica del miglior materiale per un’esca (a minore temperatura, sarete portati a pensare, corrisponde maggior facilità di accensione), ma un’indicazione di massima sulla capacità di prendere fuoco di un materiale a parità di condizioni.

Vi posso assicurare che, sebbene la temperatura di accensione sia del tutto simile, è molto più efficace un’esca di tessuto carbonizzato di un’esca di legno: il tessuto carbonizzato è solitamente un materiale molto sottile, ricco di fibre distanziate tra loro e bruciacchiate al punto da ottenere proprietà molto simili al carbone di legna, specialmente la facilità con cui il carbone accoglie e alimenta fiamme a basse temperature; il legno, anche se totalmente privo di umidità, non espone una superficie in modo altrettanto efficace e non possiede la stessa capacità di alimentare un tizzone ardente.

La velocità con cui l’esca brucia è un altro elemento da tenere in considerazione: sostanze come le radici “grasse” di pino, se tagliate in strisce sottili, hanno la capacità di sprigionare una fiamma molto intensa per via dell’alto contenuto di resina. Materiali come il Fomes fomentarius, un fungo che cresce comunemente su varie specie di alberi e il cui utilizzo come esca è noto da almeno 5000 anni, alimenta il tizzone ardente espandendo lentamente l’area della brace in modo circolare e mantenendo bassa la temperatura di combustione.

Elenco di materiali adatti ad un’esca per il fuoco:

  • Erba/paglia/Foglie secche
  • Tessuto carbonizzato
  • Cotone
  • Corteccia morta (ma non in putrefazione) tagliata in piccoli frammenti
  • Carta
  • Fibre di Typha latifolia (stiancia o coda di gatto)
  • Corteccia di betulla, un vero e proprio foglio di carta naturale
  • Legno “grasso” (il “cuore” di un albero resinoso, impermeabile all’acqua e alla putrefazione)
  • Strisce sottili di Fomes fomentarius
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