Cenni sull’ arco

arco

Arco e frecce non sono stati di certo tra le prime armi da lancio mai create, ma nel corso dei millenni si sono rivelati strumenti che come pochi altri hanno cambiato lo stile di vita dei nostri antenati. Considerato da molti come un’arma ormai datata e difficile da utilizzare, nelle mani di un esperto tiratore un arco è in grado di ottenere prestazioni che lasciano sbalorditi, dimostrandosi estremamente preciso e quasi certamente entro qualche decina di metri

La mia passione per l’arco nasce da mio fratello maggiore, che anni fa era un patito di arcieria. Il mio primo arco fu una via di mezzo tra giocattolo e arco artigianale, costruito da mio zio con legno di olmo, uno dei materiali spesso utilizzati fin dall’antichità per realizzare ottimi archi in mancanza di legname di primissima scelta.

In effetti, costruire un rudimentale arco non è poi così difficile: basta essenzialmente trovare un ramo fresco adatto allo scopo, non troppo nodoso e relativamente dritto, modellarne il profilo per ottenere un dorso (la parte esposta verso il bersaglio) e un ventre  (la zona esposta verso il tiratore), e metterlo in tensione con spago, corda per archi o qualunque altra stringa sia possibile reperire con facilità. Non è necessario che il ramo sia uniforme in larghezza, e nemmeno che sia simmetrico, basta soltanto che sia un buon compromesso tra elasticità e rigidità.

Un arco del genere, realizzabile in meno di un’ora se si possiede un coltello ben affilato, non avrà di certo prestazioni anche solo paragonabili a qualunque arco costruito seguendo l’esperienza di migliaia di anni di arcieria. Col passare del tempo l’acqua che lo impregna evaporerà, facendo perdere l’elasticità originale ed aumentando notevolmente il rischio di rottura sotto carico.

Il secondo arco più antico mai ritrovato è stato scoperto in Danimarca: definito “arco di Holmegaard“, risale a circa 6.000 anni prima di Cristo e fu realizzato in legno di olmo. Costruito seguendo rudimentali criteri di arcieria e mettendo a frutto secoli di esperienze e fallimenti, le sue prestazioni sono estremamente superiori a quelle di un arco realizzato in un’ora o poco più ed è decisamente più adatto alla caccia: il materiale di partenza è stato ottenuto da un tronco privo di nodi, cresciuto all’ombra e ricco di fibre dritte come uno spaghetto, l’ideale per resistere alla tensione a cui è sottoposto il dorso dell’arma; la lavorazione del legno, inoltre, mostra le tracce di una mano esperta, probabilmente di un costruttore professionista.

Per ottenere un arco che sia in grado di competere con le prestazioni di quelli dei nostri antenati, è necessario addentrarsi nel regno dell’ arcieria.
Per cacciare o avere buona speranza di abbattere qualunque cosa sopra i 40-50 kg, è necessario possedere un’ arco che abbia una potenza sufficiente ad uccidere o ferire letalmente un animale da una distanza compresa tra i 2 e i 50 metri. A distanze superiori, dipendentemente dalla potenza dell’arco e dalla capacità dell’ arciere, la forza di penetrazione della freccia inizia a diminuire e l’efficacia del tiro potrebbe non essere tale da garantire un’uccisione sicura.

Questo si traduce, evitando di fare calcoli, in una velocità della freccia compresa tra i 46 e i 100 metri al secondo. Se da piccini avete mai improvvisato un arco, vi sarete accorti che per costruire un’arma con queste prestazioni non basta tagliare il primo ramo dritto da un albero di tasso e attaccarci una corda. E’ necessario, invece, adottare alcune tecniche (spesso vecchie quanto l’ arcieria stessa) che possano potenziare l’ “effetto molla” di un pezzo di legno.

In soldoni, un arco non è altro che una molla azionata da una corda. Quando si rilascia la corda, come ogni buona molla il nostro arco tenderà a riassumere la sua forma naturale, tirandosi dietro la corda e di conseguenza anche la freccia.
Più questa molla è in tensione, più la nostra freccia acquisterà energia cinetica da scaricare sul bersaglio. Allo stesso tempo, tuttavia, un’eccessiva tensione può portare alla rottura dell’arco. Come risolvere questo problema?

Tipi di arco

Le soluzioni adottate dai nostri avi sono state principalmente due: l’allungamento o la curvatura del corpo dell’arco, e la realizzazione di archi compositi. Nel primo caso, si tratta sostanzialmente di allungare o curvare il corpo dell’arco per poter accumulare energia aggiuntiva da scaricare sulla freccia, contenendo contemporaneamente lo stress che il fusto deve subire ad ogni tiro; nel secondo caso, invece, si tratta del livello successivo dell’ arceria antica: lo sfruttamento delle proprietà fisiche di differenti materiali per creare l’ arco ideale.

Il legno perfetto, purtroppo non esiste. Mettilo troppo in tensione e si romperà; se posto sotto un’eccessiva pressione, si spaccherà. Esistono ovviamente qualità di legno decisamente più adatte alla costruzione di archi rispetto ad altre, ma le proprietà meccaniche del legno hanno comunque dei limiti.

Utilizzare materiali alternativi al legno ha consentito di oltrepassare la barriera imposta dalle proprietà fisiche del materiale. Probabilmente avrete già sentito parlare di archi realizzati in legno e corno, o legno e tendini, ma cosa significa esattamente?

Quando tendiamo l’arco, il dorso dell’arma è sottoposto ad una tensione che inevitabilmente, con il tempo o sotto sforzo eccessivo, tenderà a rompere le fibre esterne del legno.
Per ovviare al problema dell’eccessiva tensione, i nostri antenati ebbero l’idea di utilizzare i tendini animali incollati sul dorso dell’arco. I tendini sono filamenti organici estremamente resistenti, ma anche molto elastici, e tendono a riprendere la loro lunghezza naturale se messi in tensione e poi rilasciati. Incollare tendini animali sul dorso dell’arco non solo garantiva una durata maggiore, ma anche un effetto-molla superiore che incrementava di molto la potenza del colpo.

Il corno, invece, è un materiale generalmente debole sotto tensione, ma molto forte sotto pressione, ed è ideale per il ventre dell’arco, la parte esposta verso il tiratore. Quando il dorso dell’arco è sotto tensione, il suo ventre è sotto pressione: aggiungendo strisce di corno sul ventre, anche questo materiale verrà sottoposto alla pressione, stabilizzerà il nucleo di legno da pressioni o tensioni eccessive ed aumenterà la potenza dell’arco contribuendo a riportare l’arma alla sua forma naturale con maggior forza.

tipi di arco sezione

Rimango sbalordito ogni volta che penso a quali trovate si siano inventati i nostri avi per superare alcuni problemi. La tecnologia antica, per quanto lontana dalle metodologie e dai risultati di oggi, era molto più avanzata di quanto siamo abituati a pensare, e la storia dell’ arco ne è un esempio evidente.

L’ arco turco, uno dei più celebri archi compositi della storia e un classico esempio di arco composito che utilizza il corno, otteneva prestazioni incredibili se si considera la sua lunghezza minore rispetto ad un arco lungo inglese. L’abilità di un arciere turco veniva riconosciuta ufficialmente se riusciva ad effettuare un tiro da 500-600 metri con una “freccia da volo” (freccia studiata appositamente per raggiungere lunghe distanze), ma distanze superiori vennero raggiunte più che agevolmente da tiratori come Tozkoparan Iskender (845 metri) o Mîr-i Alem Ahmed Aga (839 metri).

Se ci spostiamo in Europa, invece, il celebre arco lungo inglese d’epoca medievale consentiva, nelle mani di un tiratore esperto, di scagliare con precisione 10-12 frecce al minuto a distanza di 60-100 metri, e con sufficiente precisione da centrare il corpo di un uomo. Il corpo di un arco lungo inglese era interamente realizzato in legno di tasso, un materiale ideale per via della netta distinzione tra durame (legno più duro e adatto alla compressione) e l’alburno (parte esterna del tronco, più elastica e resistente alla tensione).

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